In collaborazione con:
SEDI
• STS - Software Tecnico Scientifico
• Ingegnere Angelo Biondi
Via Tripoli 2, Pachino (SR)
Italia
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Le prove non distruttive e semi-distruttive sono ad oggi diventate di fondamentale importanza per poter intervenire in maniera adeguata sugli edifici esistenti. Le Norme Tecniche per le costruzioni obbligano i progettisti a redigere delle prove sui materiali, al fine di conoscerne le effettive caratteristiche fisico-meccaniche, sicuramente diverse da quelle originali.
Lo studio, mediante propria attrezzatura e squadre specializzate, mette a disposizione dei committenti la possibilità di sopraelevare o intervenire su edifici esistenti, fornendo tutto il necessario ad ottenere i giusti requisiti strutturali antisismici.

Sono finalizzate alla determinazione della resistenza del calcestruzzo tramite misura della durezza superficiale, mediante valutazione del rimbalzo di una sfera metallica contenuta in un apposito cilindro cavo, lo sclerometro.
Lo sclerometro in nostra dotazione è il modello Pasi mod. N, che utilizziamo così come consigliato dalle UNI EN 12504.

Consistono nella misura del campo magnetico determinato dalla presenza di armature di acciaio in vicinanza della superficie del calcestruzzo degli elementi strutturali. Tali prove consentono di leggere, in proiezione sulla superficie di calcestruzzo, la posizione delle armature, così da consentire una stima della misura dellinterferro e del copriferro delle armature longitudinali e del passo staffe.
Il pacometro che abbiamo in dotazione è il pacometro Proceq, modello Profoscope, che utilizziamo seguendo le direttive consigliate dalle norme BS 1881:204.

Sono delle indagini di tipo distruttivo, in quanto è necessario prelevare delle cosiddette "carote" di calcestruzzo, mediante una carotatrice con corone diamantate, dagli elementi strutturali da analizzare.
Attraverso il prelievo ed il successivo schiacciamento in laboratorio autorizzato, è possibile risalire alle effettive caratteristiche del calcestruzzo esistente. Il foro viene poi ripristinato mediante delle malte ad alta resistenza, così come specificato nelle UNI EN 12504.
La carotatrice in dotazione alo studio è una Rurmec, funzionante sia a secco che ad umido.

Viene prelevato uno spezzone di armatura dalla struttura esistente di almeno 450mm, mediante asportazione del copriferro, prelievo della barra e successiva sostituzione della stessa, come da norme UNI EN 10002.
La barra viene poi sottoposta a prova di trazione, in apposito laboratorio certificato, in maniera tale da avere i corretti valori di snervamento e rottura dell'acciaio

Il fenomeno della carbonatazione consiste nella trasformazione dell’idrossido di calcio in carbonato di calcio, fenomeno che produce la perdita della basicità del calcestruzzo necessaria alla protezione delle armature. Fin tanto che il fronte della carbonatazione è inferiore allo spessore di copriferro, le armature metalliche rimangono avvolte da un calcestruzzo basico (pH ≥ 9 ÷ 10) capace di passivare l’acciaio impedendone l’ossidazione (corrosione) da parte dell’ossigeno (O2) e dell’umidità (H2O) presenti nell’aria. Quando però il fronte della carbonatazione diventa maggiore dello spessore di copriferro, e raggiunge i ferri di armatura, inizia il rischio di corrosione dell’acciaio.
Le prove di carbonatazione vengono eseguite per la determinazione dello spessore carbonatato di sezioni in calcestruzzo, direttamente in situ oppure su campioni estratti. Si tratta di una prova colorimetrica eseguibile ricoprendo la superficie con una soluzione chimica di fenolftaleina all’1%. La soluzione di fenolftaleina subisce un cambiamento di colore, passando dal bianco trasparente al rosso violetto quando la superficie risulta non carbonatata (materiali il cui pH è maggiore di circa 9,2); al contrario, nella superficie carbonatata la soluzione non vira, mantenendo il colore trasparente (valori di pH minori di 9,2
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